VII Anniversario Real Circolo Francesco II di Borbone 2011-2018 @ Real Circolo Francesco II di Borbone/Royal Club Francis II of Bourbon, Napoli [20 giugno]

VII Anniversario Real Circolo Francesco II di Borbone 2011-2018


222
20
giugno
18:30 - 20:30

 Pagina di evento
Real Circolo Francesco II di Borbone/Royal Club Francis II of Bourbon
Naples, Italy
VII anniversario della fondazione del Real Circolo Francesco II di Borbone

Mercoledì 20 giugno 2018
Real Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani
Via Giulia, 94 Roma
Ore 18:30 Celebrazione Eucaristica a suffragio dei Sovrani e dei Membri della Famiglia Reale Borbone delle Due Sicilie
Ore 19,15 Cerimonia di scoprimento del busto di S.M. Francesco II delle Due Sicilie, opera del M° Domenico Sepe, donato dal Real Circolo Francesco II di Borbone alla Real Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani.
Consegna diplomi ai nuovi soci
Ore 19:30 STABAT MATER di Giovan Battista Pergolesi — Concerto per voci soliste ed archi a cura del M° Stella Parenti e del M° Marina Vicari del Conservatorio di Santa Cecilia

Con la partecipazione straordinaria del M° Olga Zdorenko

Soprano Gohar Faradzhian
Contralto Sara Tiburzi
1°violino Melody Quinteros
2°violino Toki Takahashi
Viola Camilla Sanchez
Violoncello Luis Batista
Contrabbasso Mauro Tedesco

Programma
Inno al Re di Giovanni Paisiello

Duetto «Stabat Mater dolorosa»
Aria per soprano «Cuius animam gementem»
Duetto «O quam tristis et afflicta»
Aria per contralto «Quae moerebat et dolebat»
Duetto «Quis est homo, qui non fleret»
Aria per soprano «Vidit suum dulcem natum»
Aria per contralto «Eja, Mater, fons amoris»
Duetto «Fac, ut ardeat cor meum»
Duetto «Sancta Mater, istud agas»
Aria per contralto «Fac, ut portem Christi mortem»
Duetto «Inflammatus et accensus»
Duetto «Quando corpus morietur»

L'Inno al Re era l'inno nazionale del Regno delle Due Sicilie, scritto e musicato da Giovanni Paisiello su commissione di Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1787, che venne adottato nel 1816.

Non si sa con certezza quale fosse il testo esatto che nel tempo subì diverse modifiche, ma venne ritrovata una partitura che conteneva anche il testo dell'inno datata tra il 1835 e il 1840.

Il nome riportato nel testo, cambiava ogni volta che veniva incoronato un nuovo sovrano. Questo riportato è la prima versione dell'inno, dove «Fernando» fa riferimento al regno di Ferdinando I delle Due Sicilie.

La seconda strofa fa intendere che l'inno deve essere stato composto prima della formazione del Regno delle Due Sicilie (1816), quando i due regni (serbi al duplice trono) erano separati in Regno di Napoli e Regno di Sicilia.

La partitura prevede l'esecuzione con due parti di canto: soprano e basso, mentre gli strumenti utilizzati sono: flauti, clarinetti in do, oboi, corni in fa, trombe in do, fagotto e serpentone.

La composizione dello Stabat Mater fu commissionata a Pergolesi probabilmente nel 1734, dalla laica confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo, per officiare alla liturgia della Settimana Santa. Essa avrebbe dovuto sostituire la precedente versione di Alessandro Scarlatti, commissionata dalla medesima confraternita vent'anni prima.

Nella stesura Pergolesi si mantenne fedele in linea di principio con l'esperienza di Scarlatti: simile è la strumentazione per archi e basso continuo, inalterata la presenza nelle parti solistiche delle due sole voci di soprano e contralto. Entrambi i compositori suddividono la sequenza in una serie di duetti ed arie solistiche, così come era di prassi nel XVIII secolo: i numeri musicali infatti sono 12 per Pergolesi e ben 18 per Scarlatti. Ciò indica quanto la versione pergolesiana sia più breve e più concisa rispetto alla precedente: infatti, considerando l'intera sequenza composta da 20 stanze, il rapporto fra i diciotto numeri musicali di Scarlatti è quasi di un numero per stanza. Il lavoro di Pergolesi quindi è più compatto, ma al contempo non rinuncia alla struttura tradizionale così accentuata in quello precedente, nonostante le concezioni armoniche e melodiche risultino innovative ed al passo con le tendenze della musica di scuola napoletana ed europea. In effetti, può essere stata questa la ragione che spinse la confraternita a sostituire il lavoro di Scarlatti con una composizione «alla moda».

Le innovazioni nel campo della musica sacra, sebbene incontrino maggior difficoltà ad attecchire rispetto a quelle di altri generi, trovano invece una unitaria compostezza nello Stabat Mater di Pergolesi: ciò avviene da un punto di vista stilistico grazie all'approdo ad una prospettiva più squisitamente sentimentale (Teoria degli affetti), incentrata sul pathos del testo sacro e, da un punto di vista tecnico-compositivo, grazie all'alleggerimento degli austeri toni presenti nella versione scarlattiana. Ciò non implica un completo abbandono delle forme tipiche della tradizione sacra — presente per esempio nei richiami arcaicizzanti di alcuni passaggi del «Fac, ut ardeat cor meum» — ma esse si compendiano in un perfetto bilanciamento con i drammatici trilli del «Cujus animam gementem» o nell'interpretazione dei toni dell'anima con il «Fac me vere tecum flere». Tali caratteristiche, fanno di questo lavoro uno dei più importanti esempi della musica italiana del '700.
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